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di vittorio alfieri 153


CXLVI.1

Che cosa guadagni chi scrive.

L’arte, ch’io scelsi, è un bel mestier, per dio.2
Logorarmi il cervel mattina e sera,
Per far di carta bianca carta nera;3
Profonder tutto in linde stampe il mio;4
5 Su le prove smarrire gli occhi e il brio;5
Assaporar la turba menzognera,
Cartajuola, Protesca, e Torcoliera;6
Poi, perch’altri mi compri, accattar io;7
9 Appiccicarmi i masnadier libraj,8
Che a credenza ricevono, e fan grazia9
Né metallo per foglio rendon mai;
12 Il revisor soffrir, che l’uomo strazia;10
E viver sempre, in somma, in mezzo a’ guai.
Per trovar appo i leggitor disgrazia. —
15 Stanca in tal guisa, e sazia
Tace anzi tempo ogni laudevol brama,
In chi scrivendo merca itala fama.11


  1. Questo sonetto fu composto il 29 settembre 1789, mentre l’A. attendeva alla correzione delle stampe.
  2. 1. Non a caso ciò che è arte nella prima metà del verso, diventa nella seconda un mestiere; arte sarebbe, se non la rendesse mestiere la malevolenza e l’avidità dei più.
  3. 3. Cioè, per istampare i miei scritti.
  4. 4. Da una nota manoscritta dell’A. conservata fra le carte di Montpellier, ricaviamo che, per la parte tipografica dell’edizione Didot, la spesa fu di lire 4,200, che la carta costo lire 5,967, non comprese lire 280 per tre risme e mezzo di carta di lusso, che infine, tutto terminato, quell’edizione costò all’A. lire 10,447 e 10 soldi. Ne furono tirate 650 copie, a 30 lire ciascuna.
  5. 5. Il brio, la vivezza, la gaiezza.
  6. 7. Dei venditori di carta, dei proti, degli operai addetti a stampare: i tre aggettivi hanno un contenuto dispregiativo.
  7. 8. Poi, andar io stesso cercando che altri mi compri l’opera mia. Vegg. nell’epistolario le lett. di questo tempo a diversi intorno allo smercio della nuova edizione.
  8. 9. Mettermi alle costole quei furfanti che sono i venditori di libri: il Giusti, nell’Origine degli scherzi:
    Chi mira al fumo, o a quello che si conia...
    Centoni, fantasie scriva a giornata,
    Mentre gli pianta il còmpito alla gola
    Libraio pirata...
    Questi versi suonano così nel ms.:
    O aver che far co’ masnadier librai
    Che a credenza ricevono, e fan grazia,
    Né i contanti agli autor fan veder mai.
  9. 10. E fan grazia, e par che vi facciano un favore.
  10. 12. Doppia era la Censura al tempo dell’A., ecclesiastica e civile, e dall’una e dall’altra le opere, anche più innocenti, venivano talvolta spietatamente tarpate.
  11. 15-17. Questa breve coda manca nel ms. — Merca, vuol acquistare.