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atto terzo 85

Tutto narrai. Se v’ha tra voi chi il possa

d’altro fallo accusar; se v’ha chi vaglia
a discolparlo anche di questo, ah! parli
arditamente libero. V’inspiri
a tanto il cielo. Opra tremenda è questa;
ben libratela, o giudici: da voi
del figlio io chieggo,... e in un di me, sentenza.
Gomez ... Che ne domandi, o re? Tradir Filippo,
tradir noi stessi, il potrem noi? Ma in core
di un padre immerger potrem noi l’acciaro?
Deh! non ci trarre al fero passo.
Leon.  Il giorno
può sorger forse, o re, che udito il vero
troppo t’incresca; e a noi, che a te il dicemmo,
farlo tu vogli increscer anco.
Perez  Il vero
nuocer non de’. Chiesto n’è il ver; si dica.
Filippo Quí non vi ascolta il padre; il re quí v’ode.
Gomez Io parlerò dunque primiero; io primo
l’ira di un padre affronterò; che padre
tu sei pur sempre: e nel severo ad arte,
turbato piú che minaccevol volto,
ben ti si legge che se Carlo accusi,
tu il figlio assolvi: e annoverar del figlio
non vuoi, né sai, forse i delitti tutti. —
Patti in voce proporre ai ribellanti
Batavi, a Carlo un lieve error parea:
or ecco un foglio a lui sottratto; iniquo
foglio, dove ei patteggia in un la nostra
rovina e l’onta sua. Co’ Franchi egli osa
trattare ei, sí, cogli abborriti Franchi:
quí di Navarra, Catalogna, e d’altre
ricche provincie al trono ispano aggiunte
dal valor de’ nostri avi, indi serbate
da noi col sangue e sudor nostro, infame
quí leggerete un mercimonio farsi.