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atto quarto 363

Oreste  Colui!

Pilade  Di Creta
gli è tomba il suolo.
Egisto  E come estinto il seppe
Strofio anzi me?
Pilade  Pilade tosto al padre
portò tal nuova: al duro caso egli era
presente.
Egisto  E quivi ad immatura morte
che il trasse?
Pilade  Il troppo giovenil suo ardore.
Antica usanza ogni quint’anno in Creta
giuochi rinnova, e sagrifizj a Giove.
Desio di gloria, natural vaghezza
tragge a quel lido il giovinetto: al fianco
Pilade egli ha non divisibil mai.
Calda brama d’onor nell’ampia arena
su lieve carro a contrastar lo spinge
de’ veloci corsier la nobil palma:
troppo a vincere intento, ivi la vita
per la vittoria ei dá.
Egisto  Ma come? Narra.
Pilade Feroce troppo, impaziente, incauto,
or della voce minacciosa incalza,
or del flagel, che sanguinoso ei ruota,
sí forte batte i destrier suoi mal domi,
ch’oltre la meta volano; piú ardenti,
quanto veloci piú. Giá sordi al freno,
giá sordi al grido, ch’ora invan gli acqueta;
foco spiran le nari; all’aura i crini
svolazzan irti; e in denso nembo avvolti
d’agonal polve, quanto è vasto il circo
corron ricorron come folgor ratti.
Spavento, orrore, alto scompiglio, e morte
per tutto arreca in torti giri il carro:
finché percosso con orribil urto