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336 oreste

non volgo; io penso all’avvenir: non posso

esser felice io mai, finché d’Atride
seme rimane: Oreste vive; in lui
l’odio per noi cresce cogli anni; ei vive
del feroce desio d’alta vendetta.
Cliten. Misero! ei vive; ma lontano, ignoto,
oscuro, inerme. — Ahi crudo! ad una madre
ti duoli tu, che il suo figliuol respiri?
Egisto Con una madre, che il consorte ha spento,
men dolgo io, sí. Quello immolavi al nostro
amor; non dei questo immolar del pari
alla mia sicurezza?
Cliten.  Oh tu, di sangue
non sazio mai, né di delitti!... Oh detti!... —
Di finto amor me giá cogliesti al laccio:
tuoi duri modi poscia assai mel fero
palese, oimè!... Pur nel mio petto io nutro
pur troppo ancor verace e viva fiamma;
e il sai, pur troppo!... Argomentar puoi quindi,
s’io potrei non amare uno innocente
unico figlio mio. Qual cor sí atroce
può non pianger di lui?...
Egisto  Tu, che d’un colpo
due n’uccidesti. Un ferro stesso al padre
troncò la vita, e in note atre di sangue
vergò del figlio la mortal sentenza.
Il mio troppo indugiar, la sorte, e scaltro
l’antiveder d’Elettra, Oreste han salvo.
Ma che perciò? nomi innocente un figlio,
cui tu pria ’l padre, e il regno poscia hai tolto?
Cliten. Oh parole di sangue!... Oh figliuol mio,
privo di tutto, a chi tutto ti spoglia
nulla tu desti, se non dai tua vita?
Egisto E finch’ei vive, di’, securo stassi
chi di sue spoglie gode? Ognor sul capo
ti pende il brando suo. Figlio d’Atride,
ultimo seme di quell’empia stirpe