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310 agamennone

Egisto Altro partito forse, or ne rimane;...

ma indegno...
Cliten.  Ed è?
Egisto  Crudo.
Cliten.  Ma certo?
Egisto  Ah! certo,
pur troppo!
Cliten.  E a me tu il taci?
Egisto  — E a me tu il chiedi?
Cliten. Qual fia?... Nol so... Parla: inoltrata io troppo
mi son; piú non m’arretro: Atride forse
giá mi sospetta; ei di sprezzarmi forse
ha il dritto giá: quindi costretta io sono
giá di abborrirlo: al fianco omai non posso
vivergli piú; né il vo’, né l’oso. — Egisto,
deh! tu m’insegna, e sia qual vuolsi, un mezzo,
onde per sempre a lui sottrarmi.
Egisto  A lui
sottrarti? io giá tel dissi, ella è del tutto
ora impossibil cosa.
Cliten.  E che mi avanza
dunque a tentar?...
Egisto  — Nulla.
Cliten.  Or t’intendo. — Oh quale
lampo feral di orribil luce a un tratto
la ottusa mente a me rischiara! oh quale
bollor mi sento entro ogni vena! — Intendo:
crudo rimedio,... e sol rimedio,... è il sangue
di Atride.
Egisto  Io taccio...
Cliten.  Ma, tacendo, il chiedi.
Egisto Anzi, tel vieto. — All’amor nostro, è vero,
ostacol solo, e al viver tuo, (del mio
non parlo) è il viver suo; ma pur, sua vita,
sai ch’ella è sacra: a te conviensi amarla,
rispettarla, difenderla: conviensi