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24 LETTERA DI RANIERI CALZABIGI


delle leggi e della potestá: è superbo come patrizio; e piú ancora superbo per essere della famiglia Claudia, ch’ebbe per distintivo l’orgoglio. Ma egli è altresí intrigante, astuto, eloquente, e proprio a sedurre, a raggirare la moltitudine per i suoi fini indiretti e perversi.

Dalla sfrenata libidine e dalla prepotente malvagitá d’Appio, dall’amor virtuoso di Virginia, dall’amor libero e intollerante d’Icilio, dalla tenerezza della madre, dall’affetto paterno di Virginio, nasce l’urto delle passioni che regnano sempre agitate, sempre calorose in tutto il dramma.

Le parlate al popolo di questi personaggi, secondo i movimenti che prova ciascun di loro, e i principi e le massime che loro le dettano, sono tutte pompose, maravigliose tutte. Ci trasportano al foro, al tribunale dell’infame magistrato. Pende il giudizio, c’interessa; c’intimorisce il disegno del venale accusatore, la trama dell’iniquo giudice. Si vorrebbe veder trionfare Virginio, e punire gli strumenti rei della sua terribile e dolorosa situazione.

Fiera scena d’amore, ma romano, è la terza dell’atto terzo fra padre, madre, figlia, e sposo; le loro espressioni penetrano al vivo. Nella scena quarta dell’atto quarto, in cui Appio tenta sedurre Virginia, il momento di debolezza in lei è con grande artifizio maneggiato, affinché il di lei carattere non ecceda il naturale. Virginia Romana, è peraltro sensibile e amorosa: pare che ceder voglia in un istante; ma la virtú patria, l’educazione subito riprendono vigore. Lo scioglimento è grandioso, e, quello che io piú di tutto valuto, è presente. Il lettore è agitato dal terrore e dalla compassione; quanto piú dovrá esserlo lo spettatore. Non saprei ove trovare una catastrofe piú teatrale di questa. Il foro, il tribunale, il decemviro, i littori, gli armati, il popolo, i personaggi, operanti tutti, tutti allo scioglimento inservienti, devono produrre in teatro, a parer mio, un effetto molto maggiore di quello che produce il tanto e con tanta ragione ammirato della Rodoguna di Corneille. La prova, son certo, verificherá questa mia assertiva.

Sbrigato in tal guisa, stimatissimo amico, da’ piani delle sue bellissime tragedie, passerò a dirle quali sono que’ passi, que’ tratti, che in esse mi hanno piú commosso. E cominciando dalla prima, tutti quei discorsi artifiziosi di Filippo nelle scene seconda e quarta dell’atto secondo, nelle quali, con astuzia somma a forza repressa in lui, trasparisce la sua atroce gelosia, mi fecero una grande impressione. È mirabile con qual destrezza, ed ambiguitá