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258 virginia

quanto la figlia tua; quindi si mostra

sol di tua figlia il difensor, ma ride
poscia ei di te co’ traditor suoi pari.
Sol si cela da te; ma a lor non teme,
qual è, mostrarsi l’oppressor di Roma.
Virg.o Tolte le figlie alle tremanti madri,
e ai genitor, che in campo han di lor vita
speso il migliore; i magistrati fatti
tremendi a noi, piú che i nemici: or come
temere omai d’altro oppressor può Roma?
Appio Icilio, il so, di un folle amor mi taccia;
ma quai prove ne adduce? Il suo sfrenato
ardire, il grido popolar, la troppa
dolcezza mia, fur prove. È mio cliente
Marco; ei ripete la tua figlia; io dunque
ne son l’amante, io ’l rapitore. Or odi
ragion novella!
Virg.o  È Icilio sol, che il dica?
Altri ha, che il dice.
Appio  La donzella forse,
vinta da lui.
Virg.o  Che piú? prove son troppe,
cui vergogna non men ch’ira mi vieta
poter narrare. Una ne fia, non lieve,
il tuo scolparten meco.
Appio  Hai fermo dunque
d’unirti pure co’ ribelli.
Virg.o  Ho fermo
d’aver mia figlia, o perder me.
Appio  Te salvo
vorrei, ch’io t’amo.
Virg.o  E perché m’ami?
Appio  Roma
può abbisognar del braccio tuo: deh! lascia,
che solo Icilio pera; il merta ei solo.
Degno di viver tu...