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atto quarto 205

Viva in campo sepolta? Iniquo;... innanzi

estinto io quí; ridotto in cener io...
Antig. Emon, dell’amor mio vuoi farti indegno?
Qual ch’egli sia, t’è padre. A fera morte
giá, fin dal nascer mio, dannata m’ebbe
il mio destino: or, che rileva il loco,
il tempo, il modo, ond’io morrò?...
Creon.  Ti opponi
indarno; ah! cessa: lei salvar non puoi,
né a te giovare... Un infelice padre
di me farai; null’altro puoi...
Emone  Mi giova
farti infelice, e il merti, e il sarai; spero.
Il trono iniquo por ti fa in non cale
di re, di padre, d’uomo, ogni piú sacro
dovere omai: ma, piú tu il credi immoto,
piú crolla il trono sotto al rio tuo piede.
Tebe appien scerne da Creonte Emone...
V’ha chi d’un cenno il mal rapito scettro
può torti: — regna; io nol darò; ma, trema,
se a lei...
Antig.  Creonte, or sí t’imploro; ah! ratto
mandami a morte. Oh di destino avverso
fatai possanza! a mie tante sventure
ciò sol mancava, ed al mio nascer reo,
che instigatrice all’ira atroce io fossi
del figlio contro al padre!...
Emone  Or me si ascolti,
me sol, Creonte: e non di Atene il ferro,
né il re ti mova; e non di donne preghi,
né di volgo lamenti: al duro tuo
core discenda or la terribil voce
di un diperato figlio, a cui tu stesso
togli ogni fren; cui meglio era la vita
non dar tu mai; ma, che pentir può farti
di un tal don, oggi.