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14 LETTERA DI RANIERI CALZABIGI


Ma, a dispetto di quanto si può con occhio troppo acuto rilevar di debole e difettoso nelle tragedie di questi quattro sublimi poeti, non vi è niente di meglio al mondo. Uguagliano gli antichi Greci, e in alcune cose, anzi in molte, li superano. Se piú avessero imitata la natura; se meno avessero concesso al gusto frivolo del tempo in cui scrissero (tempo in cui le idee vere e maestose dell’antichitá venivano schernite o aborrite) avrebbero per i tragici futuri stabilito il non plus ultra teatrale. Ma la perfezione è collocata al di sopra dell’umanitá; il piú grande in qualunque scienza, o bell’arte, è quello che ha meno difetti:

Optimus ille est,
Qui minimis urgetur.

Tali sono questi illustri tragici della Francia.

Quando mi torna in mente il celebre detto di Orazio;

Ut pictura, poesis:

mi compiaccio in credere che sia piú significante e misterioso, di quello che comunemente si pensa: parmi che, a guisa d’un oracolo, gran cose racchiuda, e che molto sia necessario meditarci sopra per interpretarlo. Si contenti, signor Conte stimatissimo, che gli dica ciò che mi è venuto nell’idea sopra queste poche parole. Il mio lungo studio sul teatro tragico mi autorizza (almeno cosí mi lusingo) a proporre il mio sentimento, qualunque sia.

Penso dunque, che la tragedia altro esser non deve, che una serie di quadri, i quali un soggetto tragico preso a trattare somministrar possa all’immaginazione, alla fantasia d’uno di quegli eccellenti pittori, che meriti andar distinto col nome, non troppo frequentemente concesso, di pittor-poeta. Dilucidato sará meglio questo mio pensiero con un esempio.

Supponendo adunque che a taluno di questi pittor-poeti eccellenti nella composizione, come Rubens, Giulio romano, Tintoretto, o altro emulo loro, fosse comandato da qualche sovrano di dipingere in ampia sala il sagrifizio d’Ifigenia: egli è chiaro, che questa a lui proposta istoria, o favola dovrebbe in diversi quadri distribuire: quadri che, esponendola dal suo principio, nella da lui ideata catastrofe, o scioglimento, andassero a terminarla.

Immaginato il suo piano intiero, il pittore ne sceglierebbe le situazioni piú pompose e interessanti, che al suo giudizio si presentassero. Ad ognuna di queste assegnerebbe uno de’ suoi quadri.