Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/142

136 polinice

questa fíata; io tel prometto. — Iniquo,

vivrai, ma non sul trono.
Creon.  Invan lo speri:
via non ti resta a risalirvi omai,
se non calcando il tuo fratello estinto.
Polin. D’orror tu m’empi: io nel fraterno sangue
bagnarmi? Agghiaccio al rio pensier... Funesta
corona infame, oh! sei tu grande tanto,
che a comprar t’abbia cosí gran misfatto?
Creon. Se il regno solo toglierti ei volesse,
poco sarebbe: ma tant’oltre è scorso
l’odio, e lo sdegno snaturato in lui,
che all’un di voi, vita per vita è forza
pigliarsi, o dar...
Polin.  Non la sua vita io voglio...
Creon. La tua darai.
Polin.  S’anco quí solo io resto,
il cielo, il brando, e il mio valor, son meco;
né a lui facile impresa aver mia vita
fora...
Creon.  Il valor contro all’iniqua fraude
che può? Quí aspetti generoso sdegno?
Polin. Insidie a me si tendon dunque? Oh! parla;
svelami...
Creon.  Oh ciel!... Che fo?... Ma pur... S’io il dico,
e nol previeni tu, vittima cado
io del tiranno, e te non salvo.
Polin.  A farmi
vil traditore il rio terror non basta
d’un tradimento. Parla: o mezzi avravvi
onde salvarmi; o ch’io cadrò; ma solo,
io sol cadrò.
Creon.  ... Tu spergiurar non sai... —
Osi tu sacra a me giurar tua fede
d’orrido arcano, ch’io mi appresto a dirti?
Polin. Sí; per la vita della madre io ’l giuro;