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LETTERA DI RANIERI CALZABIGI 7
non rammentano qual dura impresa sia di lottare co’ Sofocli, cogli Euripidi e con altri tre o quattro tragici, che riempiono il vasto vuoto di ventiquattro secoli. Si scordano, che tutte le tragedie da un secolo in quá fischiate, vituperate, derise, son però scritte secondo le regole: quasi che bastasse l’osservar le unitá per giungere alla perfezione; e che poco o nulla importasse poi la cognizione degli uomini, del loro carattere, del loro costume, del cor loro, in tutti i secoli, in tutte le educazioni, in tutte le legislazioni, in tutti i paesi, in tutte le etá, in tutti i diversi culti; che inutil fosse l’arte, tanto difficile, di ben formare un piano, di ben dividerlo, e sceneggiarlo, e ristringerlo, affinché l’interesse sempre cresca, mai non languisca; e finalmente d’esser dotato della immaginazione poetica, principal pregio d’ogni genere di poesia, e della vena fluida, dell’eleganza del dire, dell’impeto e della robustezza del pensare, della vaghezza e franchezza del colorire, e di quello, che in somma chiama Orazio

Mens divinior, atque os
Magna sonaturum;

talenti diversi tanto, che sembra che facciano uno sforzo la natura e l’arte, quando giungono a riunirli.

Or ecco perché, mancando a noi, stimatissimo amico, un teatro tragico stabile, essendovene però un musico quasi che costante in molte cittá, a questo ci siamo rivolti, immaginando de’ mostri. Tali sono i nostri drammi per musica, almeno quelli della maggior parte de’ poeti teatrali. Apostolo Zeno, per migliorarne il piano, abbandonò que’ ridicoli dello scorso secolo, e volle adattare all’Opera il taglio delle tragedie francesi. In tal guisa ci veggiamo una lunghezza, che insopportabile anche per la sola declamazione, si rifletta quanto esser lo debba per il canto. Abbiamo introdotte esposizioni lunghe, complicazione d’intreccio, duplicitá d’azione, scene interminabili scientifiche, e pettegole passioncelle, tutte calcate sopra uno stesso disegno. Di nostro ci abbiamo aggiunte le similitudini (invenzione gotica), gli scioglimenti stiracchiati, i perpetui discorsi di morale, e fin’anche di guerra, di politica e di governo, che tanto bene al teatro si confanno, quanto un vestito d’Arlecchino alla divina statua dell’Apollo del Vaticano.

So benissimo, che non senza motivo si è adottato questo piano. Con queste riempiture egli è facilissimo l’andare innanzi. I personaggi tutti han sempre molto da dire, perché li facciamo