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LETTERA DI RANIERI CALZABIGI 5


del parlare e scrivere Petrarchesco, e le insensate pretensioni di voler giudicare la lingua già adulta del sedicesimo secolo, sulla grammatica di quella del quattordicesimo, che appena usciva di culla.

Separati, come accennai, gl’italiani d’interessi e d’ambizione nelle scienze e nelle belle arti; e (presa ogni parte d’Italia da se) non trovandosi ella abbastanza facoltosa per stabilire, e poi mantenere per l’intero corso dell’anno il teatro tragico nazionale, continuarono, è vero, a scrivere di volta in volta delle tragedie, ma sempre su’ modelli di quelle prime; le stamparono ancora, ma non poterono esporle mai al pubblico in un teatro; cimento essenzialissimo per osservarne l’effetto. E cosa esser può mai una tragedia composta cosí a tastone, senza la pratica dell’effetto teatrale? Abbandonato il poeta ad indovinarlo, si trova nella dubbiezza involto, in cui si troverebbe quel pittore, o scultore, cui un gran quadro, o un gruppo di statue, comandato fosse, senza che ei sapesse se in terra, in una galleria, in una piazza, o sopra il frontispizio di un arco trionfale o di un tempio, si destinasse di collocarlo. Mancante cosí del discernimento di ciò che piú può fare impressione nell’animo dello spettatore, interessarlo, o scuoterlo, il poeta comporrá sí una tragedia sulle regole prescritte, ed anche in culto stile; ma probabilmente riuscirá senza moto, languida, fredda, nojosa, e stentata.

Né questa indispensabile pratica tragica acquistar si può senza frequentare il teatro, e meditarlo, con una provvista preventivamente fatta di tutte l’altre cognizioni necessarie all’arte drammatica. Mancando questa esperienza, (che difficilmente si ottiene, se, col possesso delle lingue straniere, i teatri meglio corredati d’attori delle altre nazioni non si veggano, non si meditino, con critica e sano discernimento) non potrá farsi gran progresso in questa nobilissima parte della poesia. Rari sono quegl’ingegni, che quasi inspirati, da per se stessi si formano, e si sollevano; e questi ad un tratto l’arte non perfezionano, ma solo aprono agli altri le strade. Corneille, cui servirono di scorta Mairet, Rotrou, ed altri imperfetti tragici, formò Racine: questi due formarono Voltaire e Crebillon. Cosí, fra’ Greci, da Eschilo fu formato Sofocle, e da questo Euripide, ma colla guida di un teatro permanente. Destituito della pratica dell’effetto teatrale un poeta non potrà far colpo nelle sue tragedie, se non momentaneo in qualche scena, derivata dal riscaldamento e entusiasmo suo; o in qualche sfogo di tenera passione, che con maggior facilitá negli animi s’insinua, e gli agita e scuote.