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libro i - capitolo xi
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a vita od a tempo, ma non ereditario giammai; affinché possano costoro operare nella repubblica quel tal bene che vi oprerebbe forse la nobiltá, senza poterne operare mai niuno dei mali che ella tutto giorno pur vi opera.

Natura dell’uomo si è che quanto egli piú ha tanto desidera piú, e tanto maggiormente in grado si trova di assumersi piú. Al ceto dei nobili ereditari, avendo essi la primazia e le ricchezze, altro non manca se non la maggior autoritá, e quindi ad altro non pensano che ad usurparla. Per via della forza nol possono, perché in numero si trovano pur sempre di tanto minori del popolo. Per arte dunque, per corruzione e per fraude, tentano di usurparla. Ma, o fra loro tutti si accordano, e, per invidia l’uno dell’altro, rimanendo la usurpata autoritá nelle mani di loro tutti, ecco allora creata la tirannide aristocratica; ovvero tra quei nobili se ne trova uno piú accorto, piú valente e piú reo degli altri, che parte ne inganna, parte ne perseguita o distrugge, e fingendo di assumere le parti e la difesa del popolo, si fa assoluto signore di tutti: ed ecco come sorge la tirannide d’un solo. Ed ecco come ogni tirannide ha sempre per origine la primazia ereditaria di pochi; poiché la tirannide importando necessariamente sempre lesione e danno dei piú, ella non si può mai originare né lungamente esercitare da tutti, che al certo non possono mai volere la lesione ed il danno di se stessi.

Conchiudo adunque, quanto alla ereditaria nobiltá, che quelle repubbliche in cui ella è giá stabilita, non possono durar libere di vera politica libertá: e che nelle tirannidi questa vera libertá non vi si può mai stabilire, o stabilita durarvi, finché vi rimangono de’ nobili ereditari; e le tirannidi nelle loro rivoluzioni non muteranno altro mai che il tiranno, ogniqualvolta non abbatteranno con esso ad un tempo la nobiltá. Cosí Roma, benché cacciasse i tiranni Tarquinii, rimanendovi pure, dopo svanito il comune pericolo, assai piú potenti i patrizi che il popolo, Roma non fu veramente libera e grande, che alla creazion dei tribuni. Questo popolar magistrato, contrastando di pari colla potenza patrizia, ed essendo abbastanza potente per