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iv. la virtú sconosciuta
 



col quale io in faccia ti laudava, cosa che a te vivo non avrei fatta io mai, piacciati per mia consolazione, sollievo e istruzione rendere a me solo ragione di molte tue particolaritá, di cui non mi sono attentato in vita richiedertela. E ciò non sia prova che l’uno amico all’altro nulla tacesse; ma che, siccome base dell’amistá nostra non erano le mutue lusinghe, ma l’amor del vero, non tutte quelle cose ricercavamo noi l’un dall’altro, alle quali per soddisfar pienamente era d’uopo sagrificare in alcuna parte alla veritá la modestia. Quindi io delle tue virtú ogni giorno ne andava discoprendo qualcuna, ma il fonte di esse non sempre ti pregava io di scoprirmi. Rispondimi ora dunque su alcune; e come quegli, che è

sciolto da tutte qualitati umane,

non mi tacere omai nulla, te ne scongiuro, ancorché alla dilicata e modesta tua indole costar ne potesse non poco.

Francesco. Ogni cosa farò per compiacerti, in questo brevissimo tempo in cui la tua vista a me vien concessa dal fato: ma non bene tu fèsti di non richiedermene francamente in vita; alto segno d’amicizia vera dato mi avresti, ed io altissimo rendere tel potea snudandoti il vero-vero dell’anima mia. E forse spessissimo la fonte di ciò che virtú chiamavi, e che tal ti parea, avresti visto esser tale da dovermi costar lo svelartelo, non modestia, no, ma bensí ardire molto e vergogna.

Vittorio. Conosco la umana natura e me stesso. Di me o di tutt’altr’uomo, ciò credo esser vero che or tu mi accenni; ma di te non lo credo; o meno assai che d’uomo nessuno del mondo.

Né ingannarmi tu puoi a quest’ora di te stesso parlandomi, come forse in vita fatto lo avresti (non dico, narrandomi il falso, ma non tutto il vero del sublime tuo animo discoprendomi) per non offender forse, discreto troppo, la minoranza del mio. Ora dunque tacermi nulla tu puoi di te stesso; divisi siamo, e il siam per sempre, pur troppo! Nulla di te mi rimane che la memoria del valor tuo; fa dunque che me l’abbia io intera.