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ii. del principe e delle lettere
 



cercando dai piú che un’aura passeggiera di vana glorietta, per cui, correndo il loro nome per bocca dei loro contemporanei, accarezzati e considerati da essi ne vengano. E questa effimera distinzione, a cui non so qual nome si aspetti, per mezzo di una mediocre virtú protetta da una assoluta potenza, si ottiene. Ma il tempo, vendicator d’ogni torto, la riduce anche in polve ben presto, insieme con la stolta superbia e colla debile fama del protettore.

L’uomo che è nato capace d’esser sommo in un’arte, se alla naturale capacitá egli aggiunge la tenace risoluzione di volersi far tale, io credo che prima d’ogni altra cosa egli debba piacere a se stesso; e per ciò innanzi tutto, conoscere, stimare e temere se stesso. Gli altri sono uomini anch’essi; ma i piú son minori di lui, e i pochi suoi eguali o sono da invidia e da altre passioncelle acciecati o, essendo in tutto dediti a speculazioni diverse dalle sue, raramente sono giudici competenti, illuminati e caldamente spassionati dell’arte sua.

Il bello, sinonimo perfettamente del vero, è uno in ogni arte; ciascun uomo piú o meno lo sente; ma chi può mai tanto sentirlo, quanto colui che lo può eseguire? Mille ostacoli impediscono il retto giudizio degli altri; ma, freddato interamente quell’impeto che allo scrittore era necessario pur tanto al creare, nulla può impedire in appresso il suo retto giudizio su le proprie opere; purché soltanto egli voglia giudicarle da quella prima impressione che ne riceve il suo intelletto nel rileggerle, o farsele rileggere, allorché non sono piú affatto presenti alla di lui memoria. Il che può accadere facilmente a quel tale scrittore che avrá il savio metodo di far succedere l’una sua opera all’altra, per modo che lungamente le prime riposino. Ma e dove vo io d’una in altra cosa saltando? Al mio fine vo sempre; e troppo l’ho io nel cuore, perché dalla mente ei mi sfugga. Il sommo artefice, cioè l’imitatore e ritrattore della natura, piú forse quale ella potrebbe essere che quale ella è pigliandola a parte a parte; l’artefice, dico, dée ascoltar quasi tutti e non dispregiar mai nessuno; ma, formato ch’egli ha se stesso su gli ottimi che lo han preceduto, dée, piú che ad ogni