Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/82

76 il volta alpinista


ad essa il lettore1 a me basterà far notare come nella poesia riportata siano squisitamente opportuni tanto il ricordo di Plinio il Naturalista, quanto il voto che al Monte Bianco fosse dato il nome del De Saussure.

Accennando all’antico filosofo, il Volta rese omaggio, non solo al celebre concittadino ed alla vittima della scienza, ma puranco all’uomo che, in mezzo alla indifferenza generale degli antichi verso la montagna, ebbe invece il sentimento di questa, senza dubbio sortogli nell’animo colle impressioni ricevute da fanciullo tra le bellezze multiformi della conca lariana. Obbligato poi, dalle circostanze della vita, a traversare più volte gli Appennini e le Alpi, ed a valicare le Sierre della Spagna ed i monti della Germania, accrebbe quel sentimento con la conoscenza «de visu» de’ vari aspetti della montagna, che l’occhio suo di naturalista sapeva discernere ed apprezzare. Nella sua Storia naturale infatti troviamo citati i monti, allora conosciuti, con una specie di culto che, mentre lascia capire le delizie che si godono nel valicarli (lib. XXXVI, 1), grida quasi alla profanazione contro gli

    Salomone Reybaz, il quale dettò un poema sull’ascensione del De Saussure al Monte Bianco, paragonando l’ascensione di questi con quella del Balmat e del dott. Paccard usci con questa tirata mitologica:

    Ah! qu’un riche lettré, noble en ses jouissances,
    Porte jusqu’au Mont-Blanc le luxe des sciences,
    Qu’attentifs à ses pas, vingt guides éprouvés
    Le sauvent des périls qu’ils ont vingt fois bravés.
    J’applaudis; c’est Jason et sa troupe intrepide
    Qui s’arment pour dompter l’hydre de la Colchide.
    Leur audace me plait et ne m’étonne pas.
    Mais qu’Hercule tout seul étouffe dans ses bras
    Ce monstre rugissant, l’effroi de la Némée,
    Hercule est plus qu’un homme et vaut seul une armée.

    Come vedesi il Reybaz esalta in modo speciale la guida Balmat, e, in fondo, non ha torto; ma vi fu anche chi esagerò nelle lodi al dott. Paccard, cantando:

    De Saussure à la cime est arrivé trop tard
    Et déjà le Mont-Blanc était le Mont Paccard.

    Ecco una proposta contraria a quella che fece il Volta di dare al Monte Bianco il nome del filosofo ginevrino! Ma rispose bene il Durier: “Le Mont Paccard? Ah! non, par exemple!„

  1. Relation abrégée d’un voyage à la cime du Mont-Blanc en août 1787 par H.-B. De Saussure (Genève, Bard, Manzet et C., 1787) — Esiste una traduzione italiana — ed io la posseggo — di tale relazione, col titolo: Compendiosa relazione d’un viaggio alla cima del Monbianco fatto in agosto del 1787 da H. B. Di Saussure recata in italiano da F. S. M., aggiuntavi una tavola dell’altezza delle principali montagne finora misurate, ma senza data nè luogo di stampa. Certamente risale all’epoca stessa in cui il De Saussure pubblicava il suo opuscolo.
       Il libro: Les ascensions célèbres aux plus hautes montagnes du globe (Parigi, Hachette, varie ediz.) dei sigg. Zurcher e Margollé si apre con la narrazione del De Saussure composta di parte del cap. II e di tutto il cap. VII del settimo volume dei Voyages: detto libro fu pure tradotto in italiano (Le ascensioni famose alle più alte montagne del globo. Milano, tip. edit. Lombarda, 1876).