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66 il volta alpinista


Queste osservazioni mi dispensano di entrare a discorrere del merito letterario del carme in parola. Lo faranno, se mai, i critici di professione, ai quali però sento il dovere di comunicare l’autorevole giudizio che ne ha dato Giosuè Carducci, ch’ebbe la compiacenza di leggere sulle mie bozze di stampa il carme del Volta. Premesso che appartiene al genere di quella «falsa eloquenza poetica affatturata che usava nel secolo passato, massime in Francia», il sommo poeta dice: «Lingua e verseggiatura sono quasi sempre corrette: la forma studiata, è della migliore di quel tempo: chi scriveva così aveva una vera coltura letteraria e pratica del verseggiare». Giudizio, come si vede, abbastanza lusinghiero1; d’altronde, a me basta di rendere pubblico — dopo un secolo e più che è stato scritto — questo componimento del Volta, non per la smania banale di stampare tutte le briciole cadute dalle penne illustri, ma perchè esso serve alla mia tesi, attestando con quanto interesse il grande fisico seguisse i primi conati alpinistici. Esso è intitolato precisamente così: Omaggio al sig. di Sossure per la sua salita alla cima del monte Bianco e le sperienze ivi fatte ne’ primi d’agosto del 1787, e subito dopo segue l’avvertenza: Traduzione libera dal francese. A questo riguardo il prof. Magrini fa notare, ed il biografo Zanino approva, che non si tratta di traduzione d’una poesia d’altro scrittore: il Volta, praticissimo dell’idioma francese, avrà dettato il carme in tale lingua, e poi per passatempo lo voltò in terzine italiane; probabilmente anzi, a parer mio, il testo francese l’avrà scritto a Ginevra, mentre colà si trovava, giacchè proprio nel settembre di quell’anno, come abbiam già visto, recossi in quella città allo scopo appunto di trovare il De Saussure2. Che poi sia veramente traduzione dal francese tiene anche il Carducci. Ma ecco senz’altro il carme, con le note istesse con cui dal suo autore è stato illustrato3.

  1. Anche l’illustre poeta Enrico Panzacchi ha letto sulle mie bozze il poemetto, dandone il parere seguente: “Di queste terzine alcune sono, a mio credere, veramente belle e ricordano lo stile di Alfonso Varano, allora molto in voga. Peccato che siano disuguali!... Ma quanto entusiasmo poetico per tutto il componimento! Ai grandi naturalisti questo avviene di frequente. Esempio, il Buffon, l’Humboldt ed il nostro Mascheroni„
  2. Esiste nell’Archivio di Stato di Milano la domanda del Volta per poter compiere questo viaggio. È in data del 16 agosto 1787 ed il Volta chiede al ministro plenipotenziario il permesso d’andare a Ginevra verso i primi di settembre, avendo bisogno — così dice — di conferire col De Saussure su alcune questioni. Il ministro accondiscese subito, a patto però che il professore fosse di ritorno per l’apertura dell’Università.
  3. La trascrizione è stata fatta dal migliore dei due autografi presso l’Istituto Lombardo. In questo autografo alcune terzine, coma la 50a, 54a e 63a, hanno molte correzioni e cancellature. La calligrafia è chiara, ma non bella; vi si nota assenza di chiaro-scuri e le linee curve sono ineleganti e goffe.