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stra con un gesto d’energia, stese la mano verso Pery:

— Ti proibisco di uscir di questa casa!...

L’Indiano per poco non impazzì; volle gettarsi ai piedi della sua signora, ma retrocesse anelante, oppresso e soffocato.

Un canto, o per meglio dire una gazzarra selvaggia risuonò in lontananza.

Pery fece un passo verso la porta: don Antonio lo rattenne.

— La tua signora, disse il fidalgo freddamente, ti ha dato un ordine; tu lo eseguirai. Calmati, figlia mia; Pery è mio prigioniero.

Udendo questa parola, che distruggeva tutte le sue speranze, e gli impediva di salvare la sua signora, l’Indiano spiccò un salto che misurò metà della sala.

— Pery è libero!... gridò fuori di sè; Pery non ubbidisce più ad alcuno; fa ciò che gli comanda il suo cuore!

Nell’atto che don Antonio de Mariz e Cecilia maravigliati di quel primo atto di disubbidienza guardavano attoniti l’Indiano nel mezzo di quella vasta sala, lanciossi egli ad una rastrelliera di armi; e impugnando un pesante spadone, come fosse un fioretto, corse alla finestra e l’aprì.

Saltando sopra il davanzale, sfavillante di coraggio e di ardore, Pery voltossi per vedere ancora una volta la sua signora.

Cecilia sentendosi vacillare appoggiavasi al braccio di suo padre che la sorreggeva; e colla mano