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ridere al suo cavaliere e scherzare col suo schiavo; l’esistenza per lei sarebbe di fiori. Temo pertanto di aver a spezzare alcuno di quegli aurei fili, che tesseano i suoi giorni innocenti e felici; e sofferse al pensiero di vedere in contrasto due delle sue affezioni calme e serene.

Possederebbe un incanto di meno nella sua vita, un’immagine di meno ne’ suoi sogni, un fiore di meno nella sua anima; però non renderebbe alcuno sventurato, e specialmente sua cugina Isabella, che talvolta le sembrava tanto malinconica.

Le restavano le altre affezioni; e con queste Cecilia pensava che la sua esistenza potrebbe ancora esser bella; non dovea dunque mostrarsi troppo avara.

Per pensare in tal modo facea di mestieri essere una fanciulla pura e libera come lei; era d’uopo avere il cuore come una gemma, che ancora non cominciò a schiudersi al primo raggio di sole.

Questi pensieri svolazzavano di nuovo nella mente di Cecilia, nell’atto che guardava pensierosa il fosso, ove di certo era caduto quell’oggetto, che apportava un cangiamento nella sua esistenza.

— Se io potessi riavere quel dono? dicea fra sè; mostrerei a Isabella come l’amo; come desidero che sia felice.

Pery vedendo che la sua signora guardava mesta il fondo del precipizio, comprese parte di