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bito con un gesto disperato, e lo calcò a’ piedi; sulla sponda del letto ci avea una massa di vesti che indossò; trasse le armi dal cadavere, raccolse il cappello di feltro, e stringendo al petto il manoscritto, avviossi alla porta.

Udivansi i passi di Nunes, che passeggiava di fuori sotto il portico.

Il frate si fermò; la presenza inaspettata di quell’uomo avanti la porta gli fè venire un’ispirazione.

Prese l’abito di prima, lo sovrappose al nuovo, e ascondendo nella manica il cappello da avventuriere, si coprì col suo più largo; allora aperse la porta e andò alla volta di Nunes.

Consumatum est, fratello! diss’egli con voce di compunzione.

— Dio raccolga l’anima sua!

— Così lo spero, se non mi mancheranno le forze per adempire al suo ultimo voto, che è una riparazione....

— Di qualche grave peccato?

— Di un delitto, fratello. Datemi un chiaro; vo a scrivere a frate Diego del Rosario, nostro priore, affinchè se per avventura io più non tornassi dal luogo ove vado, almeno si sappia che fu dì me.

Il frate scrisse al chiaro di un facella di legno alcune linee al priore del convento del Carmelo al Rio de Janeiro, e congedandosi da Nunes partì.

Quando voltava il canto della casa, il cielo