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senza dubbio quello che faceva al presente avea relazione col mistero, che appena gli avea lasciato travedere.

Percorse coll’occhio lo spazio che gli stava dinanzi, lo affisò nelle macchie di arbusti che lo circondavano; ma non vide cosa meritevole di attenzione, non scoprì segno di sorta che gl’indicasse la presenza dell’Indiano.

Alvaro risolse di aspettare, e piantandosi vicino alla freccia, incrociò le braccia, e cogli occhi fissi nella linea oscura del bosco che si perdeva nel fondo azzurro dell’orizzonte, aspettò.

Un istante appresso una piccola saetta volando per l’aria venne a piantarsi nel sommolo della prima, e la scosse con tal forza che l’asta inclinossi; Alvaro comprese che l’Indiano volea svellere la freccia, e obbedì all’ordine.

Immediatamente una terza saetta cadde a due passi a destra del cavaliere, ed altre pur si succedettero nella medesima direzione, di due in due braccia, finchè una andò a perdersi in un denso albereto collocato a trenta passi dal luogo ove si era arrestato a principio.

Non era difficile questa volta comprendere l’intenzione di Pery; Alvaro che accompagnava le saette a misura che cadevano, e che sapea indicar esse il luogo ove dovea riparare; appena vide l’ultima internarsi nell’albereto, vi corse entro e si nascose dietro le frondi.

Di là, dopo breve intervallo, vide tre uomini che passarono assai presso al luogo ov’era stato