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appassionata, l’amore per traboccare dal cuore, come un torrente dal suo letto profondo.

Le sue guancie si colorarono; il suo seno dilatossi; il suo sguardo languido avvolse il giovane prostrato a’ suoi piè in un’onda di fluido luminoso; la bocca semiaperta pareva attendere, per pronunciarla, la parola che la sua anima dovea recare alle labbra.

Alvaro, affascinato, la guardava; mai l’avea vista sì bella; il bruno soave del volto e del collo della fanciulla illuminavasi di riflessi tanto dolci, avea ondulazioni tanto voluttuose, che il pensiero, senza volerlo, andava a posarsi fra quelle curve graziose, come per sentirne l’ardente contatto, come per vivificarsi sopra quelle forme palpitanti.

Tutto ciò accadeva rapidamente nell’atto che Isabella esitava a proferire la prima parola della sua risposta.

Alfine vacillò d’improvviso e abbandonandosi sopra l’omero di Alvaro, come un fiore appassito sopra lo stelo, mormorò:

— Perchè... vi amo.