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Era felice; avea veduto la sua signora; ell’era allegra, contenta, soddisfatta; potea andarsene a dormire e a riposare.

Tuttavia una triste immaginazione lo assalì: vedendo i vaghi oggetti che la fanciulla avea ricevuti, pensò che potea egli ben darle la vita, ma non offrirle cose tanto squisite, com’erano quelle.

Il povero selvaggio levò gli occhi al cielo in un accesso di disperazione, come per vedere, se alto duecento palmi da terra, sopra le vette dell’albero, non potesse stendere la mano, e cogliere delle stelle da recare ai piedi di Cecilia.

Or essa era il punto, onde irradiavano quelle tre linee, mosse da punti tanto differenti.

Al luogo in cui si erano collocati, formavano un vero triangolo, il cui centro era la finestra debolmente illuminata.

Tutti e tre arrischiavano o ivano ad arrischiare la vita unicamente per toccar colla mano il davanzale della finestra; e frattanto nessuno badava al pencolo cui si esponeva, nessuno stava in forse di rinunciare a un tal piacere, ancorchè a scapito della vita.

Ma le passioni nel deserto, e sovratutto in seno di quella natura grande e maestosa, prendono un aspetto tanto eroico, tanto elevato, che a loro confronto le nostre, per quanto veementi, sembrano affezioni calme e serene.