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stanza, considerava quella vezzosa coppia, e un sorriso di felicità spandevasi sul suo volto venerabile.

Più lungi Loredano, un po’ appartato dai capannelli de’ suoi compagni, lanciava sui giovani delle occhiate ardenti, bramose, incisive, come fiera che colle nari dilatate aspira l’aria, e si diletta alla vista di quella che farebbe sua vittima.

Isabella, la povera fanciulla, figgeva sopra Alvaro i suoi occhi neri, pieni di amarezza e di mestizia; parea che la sua anima si stemperasse in quel raggio luminoso e andasse a curvarsi ai piedi del giovane.

Niuno dei muti testimoni di questa scena s’accorse di quello che accadeva fuori del punto ove tenea gli occhi fissi; solo Loredano notò il sorriso di don Antonio de Mariz e lo comprese.

Nell’atto che ciò avveniva, don Diego che erasi ritirato, tornò per riverire Alvaro e i suoi compagni allora arrivati; il giovane recava ancora sul volto un po’ di quella tristezza, che gli aveano lasciato le parole severe di suo padre.