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— È vero!... disse la fanciulla preoccupata.

Cecilia stelle un momento col capo basso, quasi accorata; in questa posizione i suoi occhi caddero sopra il capriolo, che fissava in lei la sua nera pupilla con tutta quella languidezza e soavità, che la natura pose negli occhi di questi animali.

La fanciulla stese la mano, e scoccando lievemente le dita fe’ saltar d’allegria il vago animale, che venne a posare la testa nel suo grembo.

— Tu non abbandonerai la tua signora, non è così? diss’ella accarezzando colla mano il suo pelo morbido come seta.

— Non farne caso, Cecilia, replicò donna Isabella, osservando la mestizia della fanciulla; chiederai a mio zio che te ne cacci un altro, che farai addimesticare, e diverrà più mansueto del tuo Pery.

— Cugina, disse la fanciulla con un lieve tuono di riprensione, tratti molto ingiustamente questo povero Indiano, che non ti fece alcun male.

— Ascolta, Cecilia, come vuoi che si tratti un selvaggio, che porta la pelle oscura e il sangue vermiglio? Tua madre non dice che un Indiano è un animale come un cavallo, o come un cane?

Queste ultime parole furono proferite con un’amara ironia, che la figlia di Antonio de Mariz comprese perfettamente.

— Isabella!... sclamò risentita.