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rorato dal sereno della notte; il suo alito dolce e leggiero esalavasi formando un sorriso.

La sua carnagione bianca e pura come un fiocco di cotone tingeasi alle guancie di un colore di rosa, che sfumando andava a perdersi nel collo, mirabile per contorni soavi e dilicati.

Il suo abbigliamento era d’un gusto il più grazioso e originale che sia dato immaginare; era un misto di lusso e semplicità, di arte e di naturalezza.

Indossava sopra il vestito bianco di mussolina un leggiero guarnelletto azzurro, raccolto alla cintola da un fermaglio; una specie di ermellino color di perla, fatto colla pennamatta di certi uccelli, ne orlava il taglio e le maniche, facendo spiccare la bianchezza de’ suoi omeri e i bei contorni del suo braccio, posato ad arco sopra il seno.

I suoi lunghi capelli biondi, disposti negligentemente in volumi di ricche treccie, lasciavano a nudo la candida fronte e cadeano attorno al collo raccolti in una reticella finissima di fil di paglia color d’oro, fatta con un’arte e perfezione ammirabile.

La mano piccola, affilata, scherzava con un ramo di acazia, che si curvava carico di fiori; e a cui di quando in quando si sorreggeva alquanto per imprimere all’amaca una dolce oscillazione.

Questa fanciulla era Cecilia.

Quello che passava in quel momento nel suo spirito infantile, non è possibile a descriversi;