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— Giacchè lo desiderate, è d’uopo soddisfarvi. Osservo che l’ordine di don Antonio (e Loredano accentuò bene questa parola) vi ingiunge di arrivare al Paquequer un po’ prima delle sei, in tempo di ascoltare la preghiera.

— Possedete un talento ammirabile, signor Loredano: il danno è che lo sprecate in cose futili.

— In che volete che un uomo occupi il suo tempo in questo deserto, se non in osservare i suoi simili, e badare a quello che fanno?

— In verità è una buona distrazione.

— Eccellente. Ben lo vedete. Notai circostanze che seguirono alla presenza degli altri, e di cui nessuno si accorse, perchè non si suol dar la fatica di attendervi come faccio io; disse Loredano colla sua aria di finta semplicità.

— Raccontatelo, ha da esser ben singolare.

— Al contrario, è la cosa più naturale del mondo; un giovane che coglie un fiore, un uomo che passeggia la notte alla luce delle stelle; vi può esser cosa più semplice?

Alvaro questa volta si fece pallido.

— Sapete una cosa, signor Loredano?

— La saprò, cavaliere, se mi farete l’onore di dirmela.

— Vo riflettendo che la vostra abilità di osservatore vi trasse molto innanzi, e che state facendo nè più nè meno che il mestiere di spia.

L’avventuriere rizzò la testa con un gesto altiero, portando al tempo stesso la mano al capo