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— Per bacco, cavaliere! Prendete le cose al rovescio. Nessuno vi domanda per qual motivo fate quello che vi aggrada; ma però troverete giusto che ciascuno pensi alla sua maniera.

— Pensate quello che volete! disse Alvaro alzando le spalle e facendo avanzare il passo alla sua cavalcatura.

La conversazione fu interrotta.

I due cavalieri, un po’ innanzi al rimanente del drappello, camminavano silenziosi l’uno a paro dell’altro.

Alvaro aguzzava qualche volta lo sguardo entro il bosco, come per misurare la distanza che ancora avea da percorrere, e tal’altra sembrava pensieroso e preoccupato.

In tali occasioni Loredano gettava sopra di lui qualche occhiata furtiva, piena di malizia e d’ironia; dipoi continuava a zufolare tra i denti una canzonetta de’ condottieri, di cui egli rappresentava il vero tipo.

Una faccia bruna, coperta da lunga barba nera, entro cui un sorriso sdegnoso facea brillare la bianchezza de’ suoi denti; occhi vivi, fronte larga, scoperta pel cappello abbandonato che cadeagli sopra le spalle; statura alta e una costituzione forte, agile e muscolosa, erano i lineamenti principali di questo avventuriere.

La piccola cavalcata avea lasciato il margine del fiume, che non forniva più alcuna strada, e si era messa per uno stretto sentiero aperto nella foresta.