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riguardi verso la sua famiglia, procurò di dare a questa casa, fondata nel mezzo di un deserto, tutto il lusso e tutti i comodi possibili.

Oltre le spedizioni, che facea periodicamente alla città del Rio de Janeiro, per comprar oggetti e merci di Portogallo, che permutava co’ prodotti del suolo, avea pur fatto venire dal regno alcuni intendenti d’arti e agricoltori; i quali si giovarono dei vantaggi che offriva quella natura sì ricca per provvedere i suoi abitanti di tutte le cose al vivere necessarie.

Di tal modo la casa era un vero castello di fidalgo portoghese, all’infuori dei merli e del barbacane, di cui facea le veci quel muro di roccie inaccessibili, che offrivano una difesa naturale e una resistenza inespugnabile.

Nel sito in cui si trovava, ciò era necessario a cagione delle tribù selvaggie, che, quantunque si ritirassero sempre dalle vicinanze dei luoghi abitati dai coloni e si internassero nelle foreste, aveano tuttavia in costume di far correrie e assaltare i Bianchi a tradimento.

Per lo spazio di una lega intorno la casa non ci avea che alcune capanne, ove dimoravano dei poveri avventurieri, bramosi di far prontamente fortuna, e che si erano indotti a stabilirsi in quel luogo, in drappelli di dieci o venti, per poter più facilmente esercitare il contrabbando di oro e pietre preziose, che andavano a vendere sulla costa.

Costoro, non ostante le cautele che usavano