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Presso alla finestra eravi un mobile, che a prima vista non si potea definire; era una specie di letto o di sofà, formato di paglia variopinta e intessuto di penne nere e scarlatte.

Un cigno reale sopra una colonnetta in procinto di spiccare il volo, assicurava col becco la cortina di tafetà azzurro, e l’apriva colla punta delle sue candide ali; la quale, cadendo sopra la porta, velava quel nido d’innocenza agli occhi profani.

L’arte moderna, con tutta la sua splendida immaginazione, non sarebbe capace di creare un ornamento tanto elegante e grazioso, quanto questa semplice invenzione di una fanciulla inspirata dalla natura della nostra terra.

Il tutto esalava un soave aroma di belzuino, che usciva da ogni oggetto come un profumo naturale, come l’atmosfera della fata che abitava quel paradiso.

Dall’alcova apriasi una porticcina, che metteva sopra il giardino.