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— XIV —

ricchezza e lo splendore congiunti alla fortezza e all’energia; la morte orribile com’è gioconda la vita?

Non è ciò la poesia? L’uomo che nacque, si dondolò e crebbe in questa culla profumata; nel mezzo di scene tanto diverse, fra il contrasto eterno del sorriso e del pianto, del fiore e dello spino, del miele e del veleno, non è un poeta?

Poeta primitivo conta la natura nello stesso linguaggio della natura; ignaro di ciò che avviene in lui, va a procacciarsi nelle immagini che ha dinanzi agli occhi, l’espressione di quel sentimento vago e indeterminato, onde la sua anima è agitata.

La sua parola è quella che Dio scrisse con quelle lettere, che formano il libro della creazione; è il fiore, il cielo, la luce, il tuono, l’aria, il sole; sublimi dissillabi che le labbra pronunciano sorridendo.

La sua frase scorre come il ruscello che serpeggia tra l’erbe, o slanciasi come il fiume che si precipita dalla cascata; talvolta s’innalza fino alle vette dei monti; tal’altra discende e guizza, come l’insetto, sottile, dilicata e graziosa.”

Di sì bel dire, che mai non vien meno in tutto il corso del libro, io mi studiai di dare