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carne umana, e vive come le fiere sul nudo terreno, per le grotte e le caverne; raccapricciava all’idea che potessero venir ad assaltare la casa di don Antonio de Mariz.

Era d’uopo pertanto sterminare tutta la famiglia, non lasciare pur un vestigio del suo passaggio; malgrado la ripugnanza che provava in uccidere una donna, era pur forza obbedire alla necessità; vibrerebbe il colpo, e volterebbe la faccia per non vederla cadere.

Facendo queste riflessioni, Pery avea perduto quasi un’ora a percorrere la foresta inutilmente; l’Indiana avea guadagnato un gran tratto di strada nel tempo che egli lottava contro lo svenimento prodotto dalla ferita.

Alla fine giudicò che il meglio era avvertirne tosto don Antonio, affinchè prendesse tutte le cautele richieste dall’imminenza del pericolo.

Giunse in un luogo ov’erano alcune macchie d’arbusti e tutt’all’intorno un’erba aspra e riarsa dal sole. Appena l’Indiano fece alcuni passi per attraversare quel luogo, arrestossi mettendo un grido di stupore; un cagnolino, che riconobbe al collaretto di frutti scarlatti, tirava ancora le ultime recate.

Era lo stesso, che due giorni addietro avea incontrato nella foresta, e che di certo seguiva l’Indiana nella sua fuga; ma egli non l’avea visto, perchè ascoso entro l’erbata.

La bestiuola dava segni di essere stata strangolata per una torsione violentissima, fino a rom-