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Dopo che per di fuori fu assicurato che la tigre era morta del tutto, si aperse alquanto la porta, e donna Lauriana, ancora allibita, guardò con raccapriccio il corpo della fiera.

— Lasciatela proprio qui. Il signor don Antonio ha da vederla co’ suoi propri occhi.

Era il corpo del delitto, su cui pretendea basare un libello d’accusa contro Pery.

Già altre volte la dama si era studiata di persuadere il marito a cacciar via l’Indiano, che non potea soffrire, e la cui presenza bastava a darle fastidio.

Ma ogni sforzo fin là era stato vano; il fidalgo nella sua indole leale e cavalleresca apprezzava il carattere di Pery, e scorgea in lui, ancorchè selvaggio, un uomo di nobili sensi e di anima grande.

Come padre di famiglia, stimava l’Indiano pel fatto, cui già alludemmo, di aver salvata la sua figliuola; fatto che in appresso sarà raccontato.

Questa volta però donna Lauriana si prometteva di vincerla; e giudicava impossibile che suo marito non punisse severamente quel crimine abbominevole di un uomo, che era andato al bosco ad acchiappare una tigre, e poi l’avea portata a casa.

Che importava che egli avesse salvato la vita di una persona, se poneva a rischio l’esistenza di un’intera famiglia, e sovratutto quella di lei?

Terminava questa riflessione, appunto nel momento che don Antonio de Mariz compariva sulla porta.