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le prime storie. 47

Di mèssi indelibate ondeggiamenti,
E maraviglia d’isole dipinte
Da lo smeraldo di perpetui mirti.

     E l’indefesso Spirito traea,
Come in dicembre foglie aride il vento,
Quei mesti germi de l’umane schiatte
Per le nevi e le sabbie e i paradisi
Disseminando. E a lor venía compagno,
Quasi tesoro di famiglia, il puro
Pensier di Dio che i mercadanti astuti
Del Santuario mascherâr tra i veli
Fruttuosi del simbolo.
                                        Ma pria
D’abbandonarli ne le patrie nuove,
Quello Spirto notò sopra le ferree
Tavole del Destin misterïosi
Segni sì come li dettava a lui
Una voce profetica dall’alto.
Erano i segni dei venturi umani
Commovimenti. Erano i dì fatali
Dell’avvenir, allor che dopo lunghe
Calme ringhiose, o sonnolente paci,
Spinte da nuove idee dovean le genti
Rüinar su le genti, e i figli d’Eva
Sterminare i fratelli; e sovra i campi
De le battaglie rinnovare il lutto
De la morte d’Abel coi fratricidi.

     E a quando a quando col girar dei soli
Si maturaro quelle ree giornate.
Con l’asta in pugno, l’ardimento in sella,
Diero al suolo natal, diero ai materni