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poemetto giovanile. 463

Miseri! E voi forse una dolce casa
E la canizie tremebonda aspetta
D’un padre! E forse in questa ora d’angosce,
La sposa ignara, che vi attende, prega
Sotto la lampa di Maria, benigni
Supplicandovi i mari! —

                                            Oh, non ti fère
Un suon da la vicina eco ridetto,
Triste, come il sospir d’una sorella
Che domanda soccorso? — Oh, non è questo
Dell’avvoltoio cacciator lo strido,
Che là su quell’altezze aride gira;
Questo è gemito umano. È un angoscioso
Pianto di donna; perocchè sull’empia
Nave che miri, à ragunato Assano
I tesori a le ville arse predati;
E le gemme più fulgide di Cipro —
Le sue fanciulle. —

                                     Oh, sventurate a cui
La giovinezza e la beltade è colpa
Che ogni dì sconterete vergognose
Nei chïoschi del Bosforo ridenti
Ed abborriti, a far più lunghe e acute
Le voluttà dei comperati amplessi.
Oh! sventurate!

                             Ed ella pur sedea
La vergine dei Roca, in mezzo all’altre
Miserabili donne. Era un’oscura
Cameretta di sotto agli impalcati
De la coverta. — Ivi empiamente sparsi
Miravi i candelabri e le rapite