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canto politico. 365

Una banda di teutoni soldati
Le strascinâro il figlio,
Perchè l’Italia amò. Là ginocchioni,
Bendato gli occhi, egli invocò sua madre,
Misero! e non volea morir. Ma a un cenno
Sei palle di moschetto
A lui spezzâro il petto,
Spensero il lume a lei dell’intelletto.
Riman sull’erba dell’iniquo campo
Ancor de la sua mano
Sanguinosa lo stampo.
Or ch’ella udì gridar: «Viva Vittorio
Novello redentore!»
Vola supplice a Lui, perchè sul ciglio
Rimoto de le mura
Salga ed appelli il suo defunto amore
A sorger fuore da la sepoltura.
Cela commosso una pietosa stilla,
E dell’Arena Ei sale
Per le romane scale, ove l’attende
Come un cratere mobile di genti. —
Martiri santi che entro là cadeste
Non renitenti ai morsi
De le tigri e de gli orsi,
O voi rapiti a la feconda e nova
Sublimità de la cristiana idea,
Se Dio nell’agonie, la visïone
Del velato avvenir vi concedea,
Certo esultaste nel mirar quest’ora
Trionfale dell’italo riscatto
Che fatalmente maturar dovea
A’ rai de la divina
Crocefissa virtù di Palestina.