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LETTERE A MARIA.

I.


L’INVITO.





     O mia povera Amica, e tu nascevi
Tra i felici del mondo! Or va’, ti fida
Ne le impromesse d’una culla d’oro!
O mia povera Amica, allor chi mai
Detto l’avría, che dopo lunghe e acute
Amarezze di giorni immeritati,
Fiumi e dirupi valicando e valli,
Qui voleresti a confidente nido
Colomba malinconica? L’olivo
Sia teco eternamente, o mia colomba.
Chi l’avría detto mai, che l’uno all’altro
Così incogniti pria, poi tanto cari,
D’una robinia americana al piede,
Stranieri all’ombra d’arbore straniero
Qui ci uniremmo per versar del pianto?
Le son fila d’Iddio. Ecco venimmo
Simili a due romei, per sciorre il santo
Voto d’insieme consolarci; e invero
Qualche cosa di blando ebbe quell’ora
Che lagrimai su la tua testa bionda!