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i fuochi dell’appennino.

Benedetta la scure! Esulta, o patria;
In queste di servaggio ultime prove;
Dopo i riposi sui novali solchi
Germoglierà più rapida la sacra
Pianta di Libertade; ove dei forti
La congiurata carità la guardi
Dai turbini dell’Alpi; ove il codardo
Non l’avveleni col femmineo pianto.
E voi fate esultanza, Isole illustri,
Smeraldi eterni in campo di zaffiro,
Fate esultanza entro quel mar che un giorno
Era lago di Roma.

VI.

                                   Al passeggero
Che a Teramo s’avvia ne la festiva
Notte di San Giovanni, occorre un nuovo
Spettacol di lumiere. Da le cime
De le montagne insino a le pendici
Róse da due profonde urne di fiumi,
Per quanto abbraccia di curve campagne
Quell’abbruzzese austero anfiteatro,
Ogni chiesa, ogni villa, ogni abituro
Accende innanzi de la porta il suo
Falò votivo: e le figure umane
Che passano, come ombre, su la faccia
De le candide case e de le fiamme,
Paion drappelli d’anime beate
Che intreccin balli al suon de le infinite
Campane in festa ed al tonar dell’armi
Di qua, di là, dall’eco ripercossi.