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il monte circello. 87

Del mattin del creato era quest’ora!
Pupilla umana seminar non vide
Quelle tepenti ceneri flegree;
E pure al bacio dei novelli soli
Fresche, vivaci rispondean le selve
Impetüose. Ed erano superbe
Tribù di felci, che coprian le fredde
Pomici con le foglie arabescate,
E d’altezza vincean le nasciture
Querce vocali. L’equiseto umíle
Che or l’egro degli stagni aere vagheggia,
Calamo poveretto, e si reclina
Al saltar greve de la gracidosa
Profetessa di pioggie, allor sublime
Sparso in vïali di colonne verdi
Popolava le ripe; ove giganti
Con lo squallido cespo i licopodi
Cresceano il mesto degl’intonsi prati
Nell’ampia solitudine. Natura
Tal per innumerati anni sedea
Vigorosa mendica; e ignota ancora
Per le selvagge primavere il riso
Era d’un fior, che ai pronubi favonî
Raccomandasse i vagabondi amori,
O il vaporar de le fragranze. Al lembo
Di qualche piano desolato alfine
Pullulava una palma, e fin d’allora
Forse dai cieli meritò la sorte
D’allegrare i deserti. Entro le valli,
Che a tante creature erano tomba,
Pullulava un cipresso; e quinci ei tolse
Forse il desío di custodir gli avelli.
L’eco ignorava ancor come piangesse