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76 VITA DI DANTE

il culto del Petrarca e del Boccaccio; non più il terrore dei Salviati e dei Salvini; non più il dolciume degli Arcadi, o il grasso bollente dell'Aretino. La nostra gioventù si è appassionata d'Omero nella virile versione del Monti; rècita a mente d'Ugolino e d'Uberti; vanta Otello e Macbeto, Fàusto e Ivanhòe; e soprattutto si vanta ammiratrice alla grandiloquenza dei poeti ebrèi e alle tetre memorie del medio evo; nàusea nelle lèttere ciò ch'è meramente letterario, sdegna la lode dei dotti, affetta disprezzo delle forme. La somma ambizione d'uno scrittore novello è d'aver favore dagl'indotti, e secondo le viste della propria scuola, cacciar bene inanzi, o ricacciar bene indietro, la marmagli dei minori viventi.

La cosa non è facile; perchè i destini delle nazioni si sono complicati fra loro inestricabilmente; e le religioni, le guerre, le finanze, le lèttere, le mode, le carte pùbliche, le società industri, fècero di tutta l'Europa un solo vòrtice, che

Mena gli spiriti colla sua rapina.

Non v'è ormai pòpolo che abbia in sè solo la ragione del so moto e della vita civile, e che possa dirsi lìbero signore delle sue opinioni, e nemmeno delle forme di cui l'opinione si veste. E mal per lui se lo fosse, perchè in pochi anni si troverebbe fantoccio, e mummia, a trastullo dei popoli viventi.

Perlochè quando vediamo gli scrittori gonfiar pretese di missioni e d'apostolato, ne sembra vedere sul lago di Zurigo i poveri d'Einsìedin, messi dai maligni barcaiuoli a tirare una corsa per aiutare alla spinta dei rematori. Lo scrittore s'illude degli sforzi che fa tirando una nave la quale, cacciata inanzi da ben altre forze, lo trae seco verso regioni ch'egli non sa. Ma in questi vani tentativi d'Alfieri che rivuole i suoi Romani, di Bèranger che si consuma d'amore per la Vecchia Guardia, di Chateaubriand che vuol trarre dai sepolcri quell'antica baronìa francese, che viveva a crèdere e battagliare, v'è una generosa semplicità che conforta l'ànimo. Piace raffrontare queste nòbili illusioni al rozzo senso commune di coloro, che càmminano carponi verso i carnali e bassi fini della vita effettiva.