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E ALFIERI 21

Ah! pongo
In oblìo dove sono!

Eppure l'anno medesimo che Isabella lasciava l'àere della sua Francia, venivano appiccati alle mura d'Amboise i prigionieri protestanti e il cadavere del loro capitano Dubarry; si diroccàvano le case ove i protestanti compìevano il loro culto; piena la Francia d'uccisioni, di tradimenti, ci càrceri, di confische. La plebe ergeva altarini nelle strade, e ponevasi in agguato, e se alcuna oltrepassava senza inchinarsi, lo batteva, lo arrestava, anche lo uccideva. Una lega secreta e potente scriveva a Filippo II, offrendo a quel nemico inesorabile della Francia la difesa della fede, ch'è quanto dire il regno. Il barone Des Adrets precipitava dalle torri di Mornes duecento catòlici che avevano pur patteggiato salva la vita, e mozzava le mani a quelli che per salvarsi s'aggrappavano alle finestre; e questa era pur troppo vendetta de' suoi compagni, precipitati o appesi per le gambe alle mura d'Orange. Il duca di Guisa, il re Enrico III, il re Enrico IV uccisi a tradimento; i loro uccisori squartati poi fra il tripudio dei pòpoli; Andelot e la regina di Navarra periti per veleno; avvelenato da sua moglie Enrico di Condè. Nel tempo stesso che Don Carlo periva, e Isabella invocava l'àere di Francia, si ordiva colà quella spaventosa trama che, quattro anni dopo (1572), finì nella notte di san Bartolomeo, coll'assassinio di trentamila inermi. E il cadavere dell'ammiraglio Colignì fu impiccato per le gambe, e il suo teschio imbalsamato e spedito a una corte straniera; e in Lione si vide vèndere alla libra il grasso umano1. E il re Carlo IX, fratello d'Isabella, si sollazzava a bersagliare col suo archibugio gli sciagurati che in barca o a nuoto cercavano salvarsi oltre la Senna; gli abominii di quella notte furono tali, ch'egli poi non seppe più règgere alle paure dell'ombra notturna (nocturni horrores post casum Sambartholomaeum plerumque interrum-

  1. Während man in Wälsch-Leiden Menschenfett pfundweise verkauft haben soll. Leo, Univ. Gesch., Vol. III, p. 245.