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E ALFIERI 17

ranze, personeggiò nel marchese di Posa quegli audaci desiderii e quelle smisurate aspettazioni, che fremevano allora nel seno dei pòpoli. Ma un siffatto Posa non poteva aver vita due secoli addietro, quando il nome d' umanità sonava in altro senso, e il corso progressivo delle istorie non era intravisto nemmeno dai più veggenti; e ogni nazione stava duramente chiusa nell'amor di sè e di sue cose; e non aveva dato ancora quel tributo d'elette menti che ora da ogni divisa patria convengono nell'amore della patria universale, dell'intelligenza e dell'umanità. Quindi il personaggio di Posa non poteva essere istòrico; ed ei medesimo lo dice:

Immatura è l'età per l'ideale
De' miei pensieri; cittadino io vivo
Fra color che verranno.

E siccome nelle mani di Posa si stringono quasi tutte le fila che mòvono volenti e nolenti gli altri personaggi, l'opera tutta ne prende un aspetto e un coloro che contrasta a quello dei tempi e dell'istoria. Da questa parte il quadro d'Alfieri, rattenuto per forza di rigori teatrali entro più ristretta cornice, si dilungò meno dalla natura istòrica, anco soltanto perchè v'era men campo a divagare in effusioni umanitarie. Diremo inoltre che questi calori dell'intelligenza inaridiscono alquanto le tenerezze della passione; il senso diviso è meno ìntimo e men profondo; e nella vasta contemplazione dei sècoli e dell' umanità, divien poca cosa il destino d'una coppia d'amanti. Laonde chi cerca nelle opere letterarie lo spirito istòrico, ascriva questa tragedia fra i documenti che dimostrano il modo di pensare del decimottavo sècolo piuttosto che quello del decimosesto, poichè tale è l'àura che per entro vi spira.

Ma è questa una colpa in poesia? Avviene forse altrimenti negli altri capolavori di quest'arte sublime? Il poeta vi versa sempre a piene mani le opinioni del suo tempo, i suoi costumi, i suoi timori, le sue speranze. E Dante empie tutti i tre regni di Guelfi e Ghibellini, di Toscani e di Romagnoli, come se altro non vi fosse nell'universo; e turba la pace del paradiso