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al di là della quale più non fanno che bassi sterpi, o radi arbusti e intristiti; e poi che le conifere levansi dal suolo altissime, ed hanno fronda di un verde cupo uniforme, improntano le regioni settentrionali, alle quali non è concessa altra veste arborea, di un aspetto di severità e tristezza, che profondamente riflette sul carattere grave, melanconico degli abitatori di quelle contrade.

Chi volesse più sottilmente investigare con quale regola e proporzione le 580 specie di conifere in oggi conosciute (chè dopo le recenti scoperte del Roezl nel Messico tante a un di presso se ne contano) si ripartiscono tra di loro la superficie della terra, troverebbe, meglio che 500 di esse abitare al di qua del cancro, distribuite però su questo spazio con tale misura, che un po meno della metà si raccoglie nel vasto continente dell’Asia, quasi altrettante toccano all’America boreale e un venti soltanto hanno stanza nella nostra Europa. Nell’altro emisfero si annoverano, dal più al meno, 80 specie di conifere, ma spettanti a generi quasi tutti differenti da quelli dell’emisfero boreale. Nè cipressi, nè tuje, nè salisburie, e ciò che è più mirabile ancora, nessuna delle moltissime specie di pini, larici, abeti (e sì che di essi ve ne ha più di 180 diverse qualità) oltrepassa, per quanto è noto, il capricorno. Trionfano per lo contrario nelle terre australi le eutasse, i dacridii, i dammara, i libocedri, i fillocladi, i podocarpi. Anche la patria delle palme,