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Che alcune piante, specialmente tra le dicline, potessero produrre ovoli atti a germinare senza l’opera del polline fecondatore, è opinione antica propugnata principalmente dal Tournefort, dal Pontedera, dallo Spallanzani, più tardi dallo Schellver e dal Henschel, a ciò persuasi dai molti esperimenti, che fecero in tal proposito nella canape, nello spinaccio e nelle zucche. Circa l’esattezza di così fatte osservazioni si mossero, è vero, non pochi dubbii in diversi tempi, e da molti botanici; se non che ai giorni nostri nel meraviglioso fatto della Caelebogyne trovarono esse, quando men si aspettava, validissimo appoggio. È la Caelebogyne una specie di piante dioiche della famiglia della Euforbiacee, della quale si coltivano in Inghilterra solo gli individui femine. Or bene: cotal pianta, vuolsi fruttificasse più volte producendo semi perfetti e atti al germinare, senza che mai si potesse scoprire ne’ suoi fiorellini il minimo indizio di antera, o di polline. La quale circostanza, dove fosse pienamente accertata, darebbe, come si vede, l’ultimo crollo alla teoria dello Schleiden. Per amore del vero dobbiamo però confessare che sull’argomento della Partenogenesi avvi molto ancora a discutere, molto a investigare. Imperocchè quand’anche si voglia dubitare dell’esattezza delle osservazioni di Karsten, il quale afferma d’avere veduto nella Caelebogyne ilicifolia de’ fiorellini ermafroditi monandri (Annal. des Sc. Natur. IV Ser. vol. 13)