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E il Signore l’ha fatto guarire. Vieni a vederlo! oggi ti lascieranno entrare. Ha un’altra faccia, tanto buona tanto buona, che non par più lui!...»

Entrarono tenendosi per mano: il letto era alto e Raffaella così piccina non arrivava a vederlo.

Natale prese una seggiola, vi spinse la sua piccola amica ed egli, ritto sulla punta de’ piedi, guardò con lei Nocente che dormiva.

«Vedi che ha un’altra faccia?»

«Sì, sì» rispondeva Raffaellina «ha un altra faccia....»

E Natale: «Di buono.»

E Raffaella: «.... di buono.»

«Vuoi provar a baciarlo, Raffaella?»

Ma la bambina si ritrasse come inorridita.

«Perchè non vuoi? ora non ti morde più, sai?»

Ma la bambina non si fidava: soltanto si decise a sporgere la manina per carezzarlo sui capelli, leggermente. Il ragazzo addormentato sollevò una mano e fece un gesto come se scacciasse una mosca importuna, e Raffaella, spaventata, fece un passo indietro, e sarebbe precipitata dalla seggiola se Natale non fosse stato pronto a sostenerla.

Al rumore, il malato si svegliò, aperse gli occhi e rimase a guardarli uno e poi l’altro, come se stentasse a raccapezzarsi: vide in una mano della sorellina un pezzo di pane nero e disse colla voce fioca, ma risoluta: «dammi quel pane!»

La bambina glielo diede ed egli l’addentò con avidità.

«Hai fame?» dimandò Natale.

«Sì: la tua mamma non mi dà da mangiare» rispose cupo il malato.