Pagina:Albini - Il figlio di Grazia, Milano, Vallardi, 1898.djvu/121


XIV.

L’indomani egli partiva con Giacolino per l’alpe a raggiungere suo padre che visi trovava già da qualche settimana a far pascolare le bestie. Salire la montagna, era per lui, come per Giacolino, un allegrezza. Man mano che andavano in su, l’aria diveniva più vibrata, più fresca, più leggera, e ad essi pareva di sentirsi alleggerire e di poter da un momento all’altro sollevarsi e spiccare il volo come uccelli.

Arrivarono alle baite, sette o otto casupole basse, nere, fatte di grossi sassi. Erano là sul ciglione di un gran prato, di fianco all’ultimo gruppo di betulle del tronco argenteo: dopo, in su, non si vedeva altro che prati e prati, poi la montagna più scura, più aspra, coperta d’erica, con cespugli di rododendri, e qua e là dirupi con roccie minacciose: poi la neve, e di là si rizzavano, abbaglianti di candore, le cime di-