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di leonbatista alberti. 85

me così fatte invenzioni. Eravi veramente un uomo che aveva duo grandissimi orecchi, intorno al quale stavano due donne, la Ignoranza, e la Sospizione; dall’altra parte arrivando essa Calunnia, che aveva forma di una donnetta bella, ma che in volto pareva pur troppo maliziosa, ed astuta, teneva nella man sinistra una face accesa, e con l’altra mano tirava per i capelli un giovanetto, il quale alzava le mani al Cielo. La guida di costui era un certo uomo pallido, e magro, brutto, e di aspetto crudele, il quale tu assomigliaresti ragionevolmente a coloro che la lunga fatica avesse consumati in un fatto d’arme, e meritamente lo chiamarono il Livore. Eranvi ancora due altre donne compagne della Calunnia, le quali accomodavano gli ornamenti alla padrona; la Insidia, e la Fraude. Dopo questa vi era la Penitenza vestita di una veste oscura, e sordidissima, che si stracciava, e graffiava se stessa, seguendole appresso la pudica, e vergognosa Verità. La quale istoria ancor che intrattenga gli animi mentre che ella si racconta; quanto pensi tu che ella desse di se diletto, e grazia a vederla in essa pittura fatta da eccellente maestro? Che direm noi di quelle tre fanciullette sorelle, alle quali Eisiodo pose i nomi, chiamandole Aglaja, Eufrosina, e Talia, che furon dipinte presesi per le mani, e che ridevano, ornate di una transparente e sciolta