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libro decimo. 261

non è gran fatto che quelle cose, che si sentono più tardi, possino nuocere più gravemente.


Del modo del condurre le acque, et come elle si possino accomodare à bisogni de gli huomini.

cap. vii.


TRovata finalmente l’acqua, et provata che sia buona, bisogna provedere che ella si conduca eccellentemente, et che ella si accommodi à bisogni de gli huomini commodissimamente. Duoi sono i modi del condurre le acque; o elle si conducono per un solco, et per un canale; o veramente elle si fanno gonfiare per cannelle et docioni. In qual si è l’uno di questi modi, l’acqua non si moverà, se il luogo dove tu la vuoi condurre, non sarà più basso che quello onde ella si hà a muovere. Ma ci è questa differenria che l’acqua che si conduce per canale, bisogna che continovamente vadia allo ingiù col suo pendio, ma quella, che si fa gonfiare, in qualche parte del viaggio si può fare salire qualche poco. Di queste habbiamo à parlare. Ma bisogna raccontare prima alcune cose che fanno a proposito. Coloro, che vanno investigando queste cose, dicono che la terra è sferica, ancor che in molti luoghi ella sia aspra di monti, et in molti altri vestita di mari; ma per il gran circuito di quella, a fatica si conosce la sua asprezza, et che egli interviene come nel vuovo, il quale se bene è ronchioso nondimeno, nella grandezza del suo gran circuito non si considerano, et non si stimano quei piccoli rilievi, che vi sono. Et è cosa certa, secondo Eratostene che il gran circuito de la terra è dugento cinquanta dua milia stadii, et che e’ non si truova monte nessuno tanto alto, ne acqua nessuna tanto profonda che il loro piombo passi 15000. cubiti: non il monte Caucaso certamente, in la cima del quale batte il Sole sino alle tre hore di notte. Egli è in Arcadia un grandissimo monte chiamato Cylleno, et chi hà misurato il suo piombo, dice che e’ non passa XX. stadii. Et pensano che il Mare sia sopra il terreno quasi che una coperta, si come sopra un pomo la rugiada di state. Sono alcuni che per ciancia dicono che il Creatore del Mondo si servì de la concavità del Mare quasi che come di un suggello, quando fece i monti. A queste cose aggiungono i Geometri, (il che faccia molto bene a proposito); Se e’ si tira una linea retta, che tocchi il globo de la terra che dal punto nel quale ella tocchi il terreno, si distenda mille passi per lo lungo, egli avverrà che quello intervallo che sarà infra lei, et il gran circuito de la terra, non sarà mai più che dieci dita, et però l’acqua non vi andrà mai per i canali, ma che ella si fermerà a guisa d’uno stagno: à ogni otto stadii adunque bisogna che ella sia più bassa un piede intero, che non fu il luogo dove prima fu tagliata la ripa, et trovata l’acqua: Il qual luogo i Legisti chiamano lo Incile, detto, cosi da la incisione, che si fa o nel sasso, o nel terreno, per cagione del condurre l’acqua; et se ad ogni otto stadii egli harà più di sei piedi di pendio, pensano che la rapidità del corso sia per le navi incommoda: Et per vedere se dal piano de lo Incile, la fossa scavata, che ha à condur l’acqua, è più bassa o nò, et quanto habbia di pendio, si sono trovati certi instrumenti, et una arte molto utile. Questa cosa da Maestri che non sanno, è conosciuta con il mettere una palla in essa fossa, la quale rotolando fa lor credere che l’acqua vi habbia ad havere assai ragionevole pendio: gli instrumenti di quei, che sanno, sono la Livella, Archipenzolo, et il Regolo, et oltra questo tutte l’altre cose simili, che sono terminate con un angolo retto: questa è una arte alquanto più segreta, ma non la esplicheremo, se non quanto ci faccia in ciò di mestiero; percioche ella si fa con lo sguardo, et con la veduta: le quali

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