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libro sesto. 149

colano con olio di lino, et durano eterni, contro le offese de l’aria, et del Cielo, pur che il muro, dove si mettono, sia asciuttissimo, senza punto di humidità: ancora che io trovo che i pittori antichi usarono nel dipignere le Poppe de le Navi in cambio di colla, cera liquida. Et se io mi ricordo bene, io ho visto ne le opere de li Antichi, colori di gemme appiccati ne le mura con cera o forse con stucco bianco, diventati per il tempo tanto duri, che nè con fuoco, nè con acqua se ne possono spiccare. Dirai che sia vetro abbruciato: et ho veduto che alcuni con il candido fiore de la calcina, hanno attaccati colori a le mura, et massimo vetrini mentre erano ancora fresche. Ma di loro sia detto a bastanza.


Del modo del segare i Marmi, et che rena sia perciò migliore: De la convenienza, et differentia del Musaico di rilievo, et del Musaico piano, et de lo stucco con che si hanno a mettere in opera.

cap. x.


M
A ne le corteccie commesse, o attaccate d’intavolature, o pulite, o disfondati, si usa in tutte il medesimo modo. E’ cosa certo maravigliosa raccontare la diligentia, che gli Antichi usarono nel segare le tavole di marmo, et nel pulire. Io veramente ho vedute tavole di marmo lunghe più di tre, braccia, larghe un braccio et mezzo, ma grosse apena mezo dito, et congiunte insieme con una linea piegata a guisa d’una onda, accioche i riguardanti rimanessino più facilmente ingannati nel non si accorgere de la commettitura. Dice Plinio che gli Antichi lodarono assai per segare marmi, la rena di Etiopia, et che quella d’ India se li avicinava, ma più morbida essere la Egitia, et finalmente migliore de le nostre, pur dicono che in un certo guado del Mare l’Adriaco ne fu trovata una, che gli Antichi se ne servirono. Noi di su liti di Pozzuolo caviamo una sorte di rena, non però disutile per si fatti lavori: la rena cantoluta presa di qual si voglia torrente è utile, ma quanto ella è più grossa, tento fa le fegature più larghe, et rode più forte, et quanto ella và più leggiermente seccando, tanto più s’avvicina al pulimento. Il pulimento comincia da le ultime scalpellature, et finisce più tosto seccando che rodendo. Lodano nel pulire, et stroppiciare i marmi assai quella di Tebe, lodano ancora le Pietre da orrotare, et lo smeriglio che è una spetie di Pietra, la polvere de la quale è perciò eccellentissima. La pomice ancora per dare gli ultimi pulimenti è molto utile: la stiuma de lo stagno arso, et la biaccia abbrucciata, et più di tutti il gesso di Tripoli, et simili, pur che si pestino sottilissimamente in più minuta polvere che non son gli atomi, ma mordaci, sono utilissimi. Per fermare le tavole, se le saranno grosse, ficchinsi ne le mura o perni di ferro, o spranghe di marmo, ch’eschino fuori del muro, a le quali si accomandino le nude tavole. Ma se le tavole saranno sottili, dopo lo arricciato, in cambio di calcina torrai cera, pece, ragia, mastico, et una quantità di qual si voglia gomma liquefatta cosi insieme a la mescolata, et scalda a poco a poco la tavola, accioche per a troppa forza del fuoco, se per aventura le ne dessi a uno tratto, non venga a scopiare. Nel fermare le tavole sarà cosa lodata se da la commettitura, et ordine loro, ne nascerà una veduta gratiosa: debbonsi accommodare le machine a e machine, i colori a colori, et le cose simili a le simili, di modo che l’una renda l’altra gratiosa. Mi piace molto lo accorgimento de gli Antichi che facevano quelle cose che dovevano stare più vicine a gli occhi, nitidissime, et oltra modo pulite, et ne le altre, che havevano a stare lontane, et suso ad alto, non duravano tanta fatica, anzi le mettevano non che altro in alcuni luoghi, senza pulirle, dovendo essere a gran pena guardate da ricercatori curiosissimi. Il Musaico di rilievo, et quello che si fa piano,

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