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CORIMBUS


Corimbo. Corimbo, giovinetto avernïese,
bello, prudente, virtuoso e onesto,
in cui eran d’amor le faci incese,
5di selva in selva giva solo, mesto,
spegnendo con le lacrime la vampa,
qual a se stessi lo rendeva infesto.
     Spesso, «Infelice», diceva, «chi inciampa
in questi lacci tuoi, crudel Cupido:
10felice sol chi da’ tuoi strali campa.
     Che dir? ch’i’ fuggo ov’io stessi mi guido,
e duoimi troppo quel che piú mi piace,
e troppo temo ov’io troppo mi fido.
     Accendo co’ sospiri in me le face,
15qual pure i’ copro, e pur vorrei scoprire.
Mio dolor entro prega, e di fuor tace».
Corimbo. Piango cantando: Oimè! debb’io morire?
Misero me, misero me, i’ moro,
e io stessi mi acoro;
20i’ fuggo ogni salute al mio languire!
     Misero chi si crede
aminüir l’ardore,
discoprendo la fede,
ch’altrui li fa signore.